Angeli e Papaveri

Mio nonno era un soldato di carriera. Frequento’ la Scuola di Guerra a Torino, in Italia, e inizio’ la sua carriera militare all’inizio degli anni ’10. Sopravvisse a tre guerre –una guerra coloniale e due guerre mondiali — riuscendo, nel frattempo, a sposarsi e ad avere sei figli che vissero fino a tarda età (una figlia, la più giovane, è ancora viva).

L’influenza di mio nonno sulla sua famiglia è stata enorme al punto che ci sono tre dei suoi nipoti che prendono il nome da lui, me compreso. Secondo mio padre, nonno Alberto era un uomo con un grande cuore. Mi raccontò’ che quando doveva punire un soldato, lo mandava alla prigione della caserma solo dicendogli di andare libero poche ore dopo. Apparentemente, il nonno passando davanti alla prigione e vedendo l’uomo gli chiedeva: “Cosa ci fai qui?” e la risposta era “Mi ha mandato lei qui perché ho fatto questo e quello”, a cui lui rispondeva sempre: “Per l’amor del cielo, esci da lì”. Era amato dai suoi soldati. Ed era amato dalla sua famiglia.

Alberto non era un uomo che scendeva a compromessi. Era fedele al re e quando il partito fascista prese il sopravvento, rifiuto’ di diventare un membro di quel partito. Questa fu la fine della sua carriera. Era appena stato promosso colonnello e non sarebbe mai stato preso in considerazione per ulteriori promozioni.

Non sono mai riuscito a incontrare mio nonno. È morto pochi anni prima che io nascessi. Andava a trovare mio padre nel suo ufficio ogni giorno come parte della sua routine quotidiana dopo il pensionamento. Un giorno, dopo aver visitato mio padre, tornò a casa e si sedette sulla sua sedia preferita a leggere il giornale prima di pranzo quando un infarto lo colpì fatalmente. Mio padre fu devastato e si aggrappo’ all’idea romantica che aver perso occasioni di carriera per motivi politici avesse messo a dura prova la sua salute causandone la morte.

Mio Nonno Alberto e la sua famiglia

In Canada, celebriamo la vita dei nostri soldati e veterani l’11 novembre di ogni anno e indossiamo un papavero per non dimenticarci di loro. Il papavero è ricordato in una poesia del Dr. John McCrae intitolata “In Flanders Fields”. McCrae fu ispirato a scrivere questa poesia dalla vista dei molti soldati canadesi feriti e morti nella battaglia di Ypres in Belgio nel 1915, e soprattutto per onorare un amico personale che era morto in quella battaglia. Il primo verso di questa poesia in 3 versi dice:

Nei campi delle Fiandre i papaveri soffiano
tra le croci, fila su fila,
che segnano il nostro posto; e nel cielo
le allodole, cantando ancora coraggiosamente, volano a
malapena udite tra i cannoni sottostanti.

John McCrae autore della poesia “In Flanders Fields”

Ogni volta che arriva l’11 novembre, penso sempre a mio nonno Alberto e non posso fare a meno di pensare che anche se non l’ho mai incontrato, ho sentito la sua grandissima presenza nella mia vita. Dicono che gli angeli non esistono. Io dico che è vero il contrario. Il nonno Alberto ha avuto un’influenza costante nella mia vita e continua ad esserlo.

Ma gli angeli non vivono solo in paradiso. Saulo di Tarso una volta disse: “Non dimenticarti di intrattenere gli estranei: in tal modo alcuni hanno intrattenuto degli angeli senza saperlo”. In un’altra promessa poetica alle generazioni moderne, leggiamo: “perché io andrò davanti alla vostra faccia. Sarò alla vostra destra e alla vostra sinistra, e il mio Spirito sarà nei vostri cuori e i miei angeli intorno a voi, per sostenervi. “(Dottrina e Alleanze, Sezione 84 versetto 8)

Ho avuto molti angeli nella mia vita che hanno contribuito alla persona che sono oggi. Ce ne sono troppi per menzionarli tutti, ma alcuni potrebbero anche non essere consapevoli di essere stati una forza positiva nella mia vita. Più ci penso, più so che i miei genitori erano due meravigliosi angeli a cui sono stato mandato. La mia meravigliosa moglie è uno di quegli angeli che è stato messo sul mio cammino. E i miei figli mi sono stati inviati di proposito per arricchire la mia vita e rendermi umile.

In un sogno che ho fatto pochi giorni fa, mi è stata ricordata l’inevitabilità della morte. In quel sogno, poiché ero consapevole che la mia vita sarebbe finita a breve, i miei ultimi pensieri erano per mia moglie e il mio desiderio di farle sapere quanto la amo e che alla fine sarebbe andato tutto bene.

Questi sono giorni difficili, ma possiamo contare sugli angeli intorno a noi, non solo quelli che sono passati a una vita migliore, ma anche quelli che stanno condividendo il nostro percorso su questa terra oggi. Sapete chi sono: forse, e lo spero, la famiglia o un amico o un insegnante o qualcuno che ha camminato un extra miglio per sollevarvi e aiutarvi.

Prendetevi un momento per essere grato per loro e fateglielo sapere. Anche loro hanno bisogno di sapere che voi siete il loro angelo.

adf


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